la bocca della verita Sito di studi politici di Massimo Portolani
(Dottore in Scienze Internazionali e Diplomatiche)
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Beppe Grillo sbaglia sul vincolo di mandato

Beppe Grillo e il suo movimento hanno avuto un prevedibile successo in queste elezioni, ma purtroppo, insieme a cose condivisibili, sta dicendo cose sbagliate, una delle quali e' criticare la nostra Costituzione perché stabilisce che l'eletto non abbia vincolo di mandato. Per questo motivo traduco un passaggio dal celebre discorso fatto ai suoi elettori da Edmund Burke il 3 novembre 1774, che e' bene tenere a mente quando si critica, come fa Beppe Grillo, la mancanza di vincolo di mandato e si vorrebbero controllare gli eletti:

"...Esprimere un opinione e' un diritto di ogni uomo; quella degli Elettori e' una voce importante e rispettabile che un Rappresentante dovrebbe sempre ascoltare con piacere e che dovrebbe sempre considerare seriamente. Ma istruzioni vincolanti, vincoli di mandato ai quali il parlamentare debba ciecamente e implicitamente obbedire, votare o sostenere, anche se contrarie alla più chiara indicazione del suo giudizio e della sua coscienza, queste sono cose del tutto sconosciute alla legge di queste terre... Il Parlamento non è un congresso di ambasciatori di diversi e ostili interessi da difendere, come farebbe un agente o un avvocato contro altri agenti o avvocati. Il Parlamento e' l'assemblea deliberante di una Nazione con un solo interesse, quello di tutti, dove la guida non sono gli interessi locali o i pregiudizi locali, ma il bene comune, che deriva dal ragionamento di tutti."

Con la legge elettorale che ci ritroviamo, definita porcellum dal suo stesso ideatore pentito, non avendo alcun modo di scegliere una persona, ma dando mandato ai capi partito, in Italia parlare di vincolo di mandato significa parlare di permettere il controllo del sistema a 3 o 4 persone, o a chi sta dietro loro.
Silvio Berlusconi non potra' mai essere criticato a sufficienza per aver ispirato una legge tanto dannosa al solo scopo di poter controllare dal centro un partito poco radicato sul territorio.
Purtroppo anche gli altri l'hanno trovata comoda per i loro giochi di potere e si sono adeguati, con danni gravissimi per il paese.
Chi viene eletto si trova davanti a scelte che non potevano essere previste e deve scegliere secondo la sua coscienza e non secondo quanto gli viene chiesto dal suo capo partito.
Questa è la differenza fra una democrazia rappresentativa e una oligarchia.
Se abbiamo e paghiamo 1000 e più parlamentari perlomeno chiediamo che ragionino con le loro 1000 e più teste e non con quella di due o tre persone.
Ascoltare le proposte di tutti e fare uso del cervello di tutti è il solo modo per arrivare a soluzioni condivise e durature.

Massimo Portolani (17 marzo 2013)